Satura

Gli anni fanno distanza, molta distanza, ci son certe persone che non contano almeno più anche se tutte le cose che passano nel cuore rimangono, non ce ne è nessuna che se ne scappi, che se ne sfugga. Restano tutte lì, infatti il mio cuore è un tram affollatissimo, spaventoso, per fortuna senza controllori perchè li sbatterei giù io, comunque è un tram che va da qualche parte come quello di tutti e non scende mai nessuno una volta che è entrato…Con queste parole, Roberto Vecchioni, cantautore e poeta, durante un live introduceva la canzone “Mi Manchi”.

E se ogni artista ha il proprio linguaggio per ricordare una persona cara, Eugenio Montale ricorda la propria moglie Drusilla Tanzi nei dodici versi su cui ci soffermeremo in questo appuntamento.

Satura è una raccolta poetica composta da quattro sezioni: Xenia I, Xenia II, Satura I, Satura II. La poesia in questione è la n.5 della sezione Xenia II.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perchè con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

Eugenio Montale rivive il ricordo di un gesto quotidiano ripetuto milioni di volte, di una vita trascorsa insieme alla moglie, dove il viaggio che per lui ancora non è terminato sarà più difficile senza la propria amata, guida del poeta, che nonostante la forte miopia sapeva guardare in profondità trovando sempre l’essenza delle cose.