Città razionalista, città ecologica

Alla Redazione de Il Mondo News e ai Suoi Lettori.

Sono convinto che ci sia un modo per dare finalmente un senso alle città di Fondazione.
Per decenni ci siamo fatti carico del peso storico di vivere in una città come Latina e con la vituperata architettura ‘razionalista’ che sembra far paura al solo nominarla, a patto di non dire mai che in fondo non è tanto brutta come si dice. I piccoli centri delle città di Fondazione con le loro costruzioni opprimenti ma tutto sommato abbastanza basse da poter vedere chiaramente cosa c’è oltre e le fughe prospettiche che lanciano i palazzi verso l’infinito possono trovare un posto dignitoso, oggi, nell’opinione pubblica.
È stato affermato che costruzioni come queste, più funzionali che belle, hanno apportato uno svuotamento di senso e dei valori, non dirò che sia un ragionamento scorretto ma come potevamo negli anni ‘30 dopo una guerra, dopo una crisi economica incredibile, trovare il Senso? Quali ragioni storiche potevamo abbracciare dopo tutto questo? Questo argomento è veramente importante e va analizzato nel suo senso storico facendo attenzione però a non cadere nelle ideologie, errore che si è perpetuato negli anni subito dopo il boom economico e che si è protratto nei decenni a venire. Quello del Senso è un discorso che si può affrontare in un altro momento, oggi concentriamoci sulla vocazione ‘funzionale’ della città che si realizza nel suo centro storico e nelle aree subito adiacenti. Queste porzioni urbane facilitano lo spostamento a piedi delle persone che possono raggiungere con molta facilità e in poco tempo tutti i palazzi principali: Il Comune, le Amministrazioni, la Cattedrale, le Poste centrali, il Tribunale, il parco pubblico ‘Falcone e Borsellino’. Tutte le piazze che abbracciano i segmenti di strade permettono la sosta, c’è sempre del verde e ci sono le sedute per riposarsi o per ammirare le poche sculture e fontane che abbiamo mantenute intatte. Latina è una città funzionale, se viene ignorato lo sfacelo urbanistico degli anni Sessanta e a venire, non è strano poter dire di parcheggiare l’auto appena fuori dal centro e andare ovunque a piedi.
Questa funzionalità era perfetta per sostenere un piccolo centro abitato di carattere rurale com’era Latina/Littoria perché c’erano oggettivamente meno mezzi a motore per le strade e si poteva camminare ovunque. Oggi però ci troviamo in una situazione completamente diversa, l’aumento demografico e delle automobili, congiuntamente a una gestione delle strade poco lungimirante, hanno minato la percorribilità della città.
Ma in un mondo che si sta avvicinando sempre più verso un’ottica ecologica ecco che una città a ‘misura d’uomo’ come era studiata e progettata Latina, può alzare la mano e dire: “Guardatemi io sono già pronta, mi hanno progettata così!”.
Credo e sostengo che se riuscissimo ad educarci a uno stile di vita più ecologico e adatto ad una città così concentrata ne guadagneremmo tutti sotto diversi punti di vista e ne guadagnerebbe anche la città in termini turistici. Dopo ottantanove anni di vita, Latina può dirsi storicizzata oppure no? Vogliamo o non vogliamo dimostrare che le nostre piazze e i nostri palazzi così pesanti possono dirci qualcosa della nostra storia andando oltre la retorica?
Le città di Fondazione hanno o no la volontà di entrare di nuovo nella modernità?
Una cittadinanza più ecologista può trasformare una città brutta (forse, ma non lo è) in una città ecologica, è l’attenzione ecologica che può far vivere le città di Fondazione, perché anticipatrici nella loro costituzione di città razionaliste, di un modo di vivere la città che possiamo e dobbiamo recuperare.

«Tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono.»
(Note in Rassegna Italiana, dicembre 1926)

Un lettore,
A. Pennini