Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa

L’autore del romanzo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa nato a Palermo nel 1896, si inserisce nel clima culturale postbellico e segna una frattura radicale con il Neorealismo e con la sua concezione progressiva della storia. Nonostante sin dalla giovane età Tomasi di Lampedusa vanti di una precoce attività editoriale e di una raffinata cultura, lo scrittore preferisce però vivere lontano dai circoli letterari. Per questo motivo stupisce che il suo romanzo abbia avuto un successo planetario, ma è bene ricordare il ruolo cruciale giocato dalla trasposizione cinematografica del 1963 di Luchino Visconti.

Le vicende raccontate nel romanzo sono ambientate negli anni seguenti all’annessione della Sicilia al Regno d’Italia. Il protagonista è Fabrizio di Salina, nobile di alto rango della feudalità borbonica, figura ispirata al bisnonno dell’autore. All’apparenza si tratta di un romanzo storico di taglio naturalistico, ma un’attenta lettura rivela una sensibilità “decadente” dell’autore che non confida nell’oggettività del reale, in cui avevano riposto grande fiducia i romanzieri veristi.

La Sicilia storicamente immobile del 1860 è l’occasione per riflettere sull’essenza della vita e diviene metafora della condizione esistenziale del principe Fabrizio Salina. L’aristocratico, nonché protagonista del romanzo, sembra ad una prima lettura far concentrare l’attenzione del lettore sulla storia, ma una lettura approfondita rivela il vero centro del romanzo non siano le vicende storiche e sociali, ma la vicenda interiore del principe Salina.

Il suo senso di impotenza di fronte al reale, il fluire costante della vita e il pessimismo nichilistico sono dei tratti che accomunano la sensibilità dell’autore ad una sensibilità decadente, nutrita di Proust e Mann. Si pensi alla smaniosa ricerca di una dimensione interiore autentica in A la recherce du temp perdu di Marcel Proust o all’angosciosa solitudine del personaggio di Tonio Kröger in Thomas Mann. Appare chiaro che all’oggettività veristica si sostituisce una dimensione soggettiva del racconto, come si evince dalle lente narrativa grazie alla quale il lettore guarda agli eventi. Ad un narratore impersonale con una focalizzazione zero, si sostituisce una focalizzazione sul personaggio di Fabrizio. Il lettore segue il corso degli eventi, i quali sono però filtrati dalla sensibilità del protagonista.